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Le priorità della Commissione Europea: un nuovo slancio per la democrazia europea

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Con questo articolo oggi giungiamo alla fine della nostra rassegna in merito alle 6 priorità che la Commissione Europea ha stabilito per gli anni 2019-2024. Ne abbiamo parlato, sia perché tutto ciò che riguarda l’Unione Europea riguarda tutti noi, e sia perché, in quanto siamo una community di europrogettisti, tenerle a mente può essere utile quando scriviamo un progetto europeo.

Oggi, come ultima priorità, ci occupiamo di: un nuovo slancio per la democrazia europea. Questa priorità ha chiaramente l’obiettivo di proteggere la nostra democrazia. Si evidenzia il bisogno di agire tutti insieme per arginare tutte quelle comunicazioni di odio e disinformazione che provengono dal web e non solo ed aggrediscono la democrazia europea. I settori di attività che sono stati individuati per il raggiungimento di questa priorità sono due: “il futuro dell’Europa” (una conferenza) e “legiferare meglio”. Dal punto di vista della legiferazione sono state individuate le seguenti azioni: rafforzare la preparazione, migliorare il processo di consultazione, garantire che le norme dell’UE siano adeguate allo scopo, rafforzare la cooperazione e garantire la qualità.

Per tutte le curiosità e gli approfondimenti potete visitare il sito della Commissione Europea.[/vc_column_text][dfd_button button_text=”DIVENTA EUROPROGETTISTA” buttom_link_src=”url:http%3A%2F%2Fwww.mattiaditommaso.it%2Fcorsi|||” style=”style_1″ box_shadow=”box_shadow_enable:disable|shadow_horizontal:0|shadow_vertical:15|shadow_blur:50|shadow_spread:0|box_shadow_color:rgba(0%2C0%2C0%2C0.35)” hover_box_shadow=”box_shadow_enable:disable|shadow_horizontal:0|shadow_vertical:15|shadow_blur:50|shadow_spread:0|box_shadow_color:rgba(0%2C0%2C0%2C0.35)”][/vc_column][/vc_row]

Le priorità della Commissione Europea: un’europa più forte nel mondo

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Continua la nostra rassegna all’interno delle sei priorità stabilite dalla Commissione Europea per gli anni 2019-2024. Ciò di cui ci occupiamo oggi in maniera più specifica è un’Europa più forte nel mondo. Questa priorità è stata stabilita al fine di rafforzare il ruolo di guida responsabile dell’Unione Europea nelle dinamiche mondiali. Si punta in quest’ottica ad avere un mercato più equo ed aperto, cosa sempre più importante per rendere più forte il ruolo di leader dell’Unione Europea. Si punta inoltre a collaborare sempre di più con i nostri vicini e con i nostri partner al fine di introdurre una strategia a livello globale per l’Africa.

I settori di attività per raggiungere questo obiettivo sono molteplici, in quanto ovviamente bisognerà agire su più fronti per arrivare ad essere più influenti dal punto di vista mondiale. Vediamo ora insieme i settori d’azione: politica estera, politica europea di vicinato, cooperazione internazionale e sviluppo, aiuti umanitari e protezione civile, politica commerciale, sicurezza e difesa, allargamento dell’UE, una politica commerciale equilibrata e progressiva per sfruttare la globalizzazione. Per tutti questi differenti settori sono stati avanzati dei piani di azione per il raggiungimento del comune obiettivo.

Per saperne di più e restare sempre aggiornati è possibile consultare direttamente il sito della Commissione Europea.

 

 

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Le priorità della Commissione Europea: un’Europa pronta per l’era digitale

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Continuiamo il nostro viaggio all’interno delle sei priorità della Commissione Europea 2019-2024. Dopo esserci occupati del Green Deal Europeo e di un’economia al servizio delle persone, oggi ci occupiamo di un’Europa pronta per l’era digitale.

L’Europa sta stabilendo delle norme in merito a protezione dati e telecomunicazioni e sottolinea come sia importante investire nella tecnologia per la crescita in tutti i campi. I settori di attività di questa priorità sono i seguenti: la protezione dei dati, migliorare l’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni online, un ambiente in cui le reti e i servizi digitali possono prosperare, il digitale come motore della crescita.

Dal punto di vista della protezione dei dati si mira a realizzare delle riforme in merito a questo tema, al fine di consentire ai cittadini di avere più controllo sui propri dati personali. Dal punto di vista del miglioramento dell’accesso dei consumatori e delle imprese ai beni online si mira a rendere il mondo digitale un mercato più fluido ed equo. Per quanto riguarda le reti e i servizi digitali si punta a definire delle norme che sostengano lo sviluppo delle infrastrutture. Per utilizzare invece il digitale come un elemento utile alla crescita si mira a fare in modo che in tutti i contesti economici si possa riuscire a trarre beneficio da ciò che il settore digitale può offrire.

Per saperne di più, è possibile visitare il sito della Commissione Europea.

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Le priorità della Commissione Europea: un’economia al servizio delle persone

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Abbiamo già preso in considerazione le sei priorità della Commissione Europea per il 2019-2024, dopo aver parlato del Green Deal Europeo oggi ci occupiamo dell’economia al servizio delle persone.

La crescita delle persone e delle imprese dell’Unione Europea può essere possibile se l’economia si muove per loro. Se l’economia lavora per la crescita, si può andare incontro alla riduzione delle disuguaglianze e della povertà. Diventa dunque fondamentale in quest’ottica rafforzare le piccole e medie imprese.

I settori di attività che sono stati coinvolti e per i quali sono stati stabiliti dei piani di azione al fine di raggiungere l’obiettivo di avere un’economia che sia al servizio delle persone sono i seguenti: un’unione economica e monetaria più profonda e più equa; il mercato interno; occupazione, crescita e investimenti; il semestre europeo; la promozione dell’occupazione.

Per giungere al raggiungimento di un’economia più profonda e più equa sono stati stabiliti vari obiettivi, come ad esempio l’incoraggiamento degli investimenti e il rafforzamento della competitività. Per quanto concerne il mercato interno invece uno degli obiettivi è quello di combattere gli abusi fiscali mediante un piano di azione per una tassazione più equa. Dal punto di vista dell’occupazione e degli investimenti una delle politiche che si attuano è quella di aiutare le imprese verso un utilizzo delle risorse che sia più sostenibile.

Per saperne di più potete visitare il sito della Commissione Europea.

 

[/vc_column_text][dfd_button button_text=”SCOPRI I NOSTRI CORSI” buttom_link_src=”url:http%3A%2F%2Fwww.mattiaditommaso.it%2Fcorsi%2F|||” style=”style_1″ box_shadow=”box_shadow_enable:disable|shadow_horizontal:0|shadow_vertical:15|shadow_blur:50|shadow_spread:0|box_shadow_color:rgba(0%2C0%2C0%2C0.35)” hover_box_shadow=”box_shadow_enable:disable|shadow_horizontal:0|shadow_vertical:15|shadow_blur:50|shadow_spread:0|box_shadow_color:rgba(0%2C0%2C0%2C0.35)”][/vc_column][/vc_row]

Le priorità della Commissione: il Green Deal Europeo

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In un precedente articolo abbiamo parlato delle priorità che ha stabilito la Commissione Europea per gli anni 2019-2024 ed abbiamo visto che sono sei. In questo articolo ci occuperemo di una di esse in particolare: il Green Deal Europeo. Quest’ultimo è un piano d’azione che riguarda l’ambiente e il clima (dal punto di vista dei fondi europei sappiamo che è stato stanziato un programma di finanziamento apposito per queste tematiche: il programma Life).

Il Green Deal Europeo ha come obbiettivo quello di fare in modo che l’Europa possa diventare il primo continente a impatto climatico zero, e di farlo entro l’anno 2050. Nel concreto si prevede dunque di diminuire quanto più possibile le emissioni di carbonio e cercare di eliminare dall’atmosfera quello precedentemente già emesso. Sarà necessario quindi sviluppare delle fonti energetiche più pulite che consentiranno di attuare uno stile di vita più in linea con il rispetto dell’ambiente.

I settori che questa “rivoluzione verde” comprende sono molteplici: quello dell’energia pulita, l’industria sostenibile, il settore delle costruzioni e ristrutturazioni, la mobilità ed i trasporti, la biodiversità, la catena alimentare che va dal produttore al consumatore, l’inquinamento. Per tutti questi settori è stato previsto un piano d’azione ben preciso con delle misure da attuare.

L’Unione Europea già si sta adoperando da anni nel settore ambientale e climatico, e dal 1990 al 2018 possiamo vedere che le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 23%. C’è ancora molto da fare, ed è importante che tutti si adoperino affinché il cambiamento degli stili di vita possa essere reale ed andare incontro al raggiungimento dell’obiettivo prefissato dalla Commissione Europea.

Per saperne di più è possibile visitare il sito della Commissione, in cui trovare disponibile anche la documentazione in merito all’argomento.

 

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Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP): Bando per le PMI del settore dell’Economia Blu

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Ente Erogatore

Commissione europea

Obiettivo

a) Sostenere le tecnologie innovative e/o i servizi marittimi perchè si preparino al mercato e fare avanzamenti verso l’ingresso nel mercato

b) Agevolare la crescita dei modelli di business e delle soluzioni di servizio nel settore dell’Economia Blu

c) Ridurre il rischio degli investimenti in questi progetti e facilitare così il loro accesso ad altri meccanismi di finanziamento per le fasi successive delle loro attività.

Azioni

Saranno finanziate proposte progettuali tese a:
– contribuire alla creazione di un prodotto e/o un servizio nell’Economia Blu;
– contribuire a uno o più obiettivi politici dell’UE, compresa la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, un’economia più circolare, la sicurezza energetica, l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’inclusione delle comunità costiere, la creazione di posti di lavoro di elevato valore nell’Economia Blu, una migliore protezione, un uso sostenibile del capitale naturale o culturale;
– spostare le attività esistenti verso questi obiettivi.

I progetti dovrebbero avere il livello di maturità tecnologica 6-8. Il livello di maturità tecnologica (Technology Readiness Level – TRL) è una scala applicata da molti stakeholder del settore pubblico e dell’industria per valutare la maturità delle tecnologie/applicazioni in evoluzione in termini di fattibilità e potenziale commerciale. TRL 6 indica una tecnologia dimostrata in un ambiente pertinente; ambiente rilevante a livello industriale nel caso di tecnologie abilitanti fondamentali; TRL 8 indica una sistema completo e qualificato.

 

Settori di intervento (elenco non esaustivo):
– bioeconomia blu: coltivazione, allevamento o cattura di organismi viventi, di acqua dolce o salata, e attività basate sull’uso o sulla lavorazione di questi organismi;
– trasformazione digitale delle attività oceaniche e costiere;
– energia rinnovabile, compresa l’energia da vento, sole (galleggiante), dalle maree, delle onde e gradienti termici;
– tecnologie abilitanti quali sensori, materiali o rivestimenti resistenti alla corrosione o alle incrostazioni, digitalizzazione, apparecchiature di trasmissione dell’elettricità, piattaforme multiuso;
– produzione di nuovi prodotti da risorse viventi o non viventi che altrimenti verrebbero scartate e buttate;
– spedizioni più pulite;
– monitoraggio, bonifica o gestione dell’inquinamento;
– nuove facilities a supporto della diversificazione o dell’efficienza energetica dei porti;
– turismo che contribuisce alla protezione o alla conservazione del capitale naturale.

 

Il concetto di Economia Blu copre le attività economiche che si svolgono nell’ambiente marino o che utilizzano come fattori le risorse marittime, così come le attività economiche esterne ai settori citati ma che sono coinvolte nella produzione di beni o nella fornitura di servizi che contribuiranno a tali attività. Possono anche essere attività a terra, come produzione e trasformazione di microalghe, l’acquacoltura terrestre o simili.

Beneficiari

PMI a scopo di lucro stabilite in uno Stato UE (compresi i Paesi e territori d’Oltremare) ossia micro, piccole e medie imprese.

Entità Contributo

Il contributo potrà coprire fino al 70% dei costi ammissibili; le sovvenzioni saranno comprese indicativamente fra 700.000 e 2.500.000 euro.

Modalità e procedura

In generale una proposta progettuale può essere presentata da un consorzio (partnership) o da un singolo proponente.

La durata dei progetti sarà di massimo 36 mesi.

La documentazione per la preparazione delle proposte progettuali è disponibile sulla pagina web del bando indicata negli indirizzi utili.

Le proposte progettuali devono essere presentate in formato elettronico attraverso l’ Electronic Sumission Service (ESS) seguendo le indicazioni presenti sulle pagine web di riferimento.

La procedura di valutazione dei progetti avverrà in due fasi: nella prima fase si procederà ad una valutazione dei requisiti formali di ammissibilità, e a seguire tutti i progetti ammissibili saranno valutati rispetto alla capacità operativa e ai criteri di aggiudicazione: questa valutazione darà luogo ad una classifica dei progetti in ordine decrescente di punteggio. Fra i progetti inseriti in tale classifica passano alla fase 2 le proposte classificate coi punteggi più alti fino al punto in cui le sovvenzioni richieste generano un importo cumulato pari all’incirca al doppio del budget disponibile per il bando (il numero di progetti che passerà alla fase 2 sarà quindi dinamico, in funzione del volume di proposte ricevute che superano tutte le soglie di qualità e delle sovvenzioni richieste da quelle con i migliori punteggi).

I proponenti delle proposte passate alla fase 2 saranno quindi invitati a Bruxelles nella settimana 11-15 maggio 2020 per un colloquio in cui dovranno illustrare ed eventualmente chiarire il loro progetto e su questo otterranno un punteggio che, sommato al punteggio ottenuto nella fase 1, determinerà il punteggio finale e quindi la classifica dei progetti da finanziare fino a esaurimento del budget.

Il 25 novembre a Bruxelles si è svolta a Bruxelles una giornata informativa dedicata a questo bando: la registrazione è disponibile qui

Scadenza

27/02/2020

Referente

Commissione europea – Agenzia Esecutiva per le PMI (EASME)

Risorse finanziarie disponibili

22.505.000 euro

Il budget complessivo potrebbe essere aumentato di un ulteriore 20%.

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News dal terzo settore – I titoli di solidarietà

Oggi parleremo dei titoli di solidarietà, ne vedremo le principali caratteristiche e relative scadenze.

Che cosa sono i titoli di solidarietà?

I titoli di solidarietà sono obbligazioni ad altri titoli di debito non subordinati, non convertibili e certificati di deposito raccolti dagli Istituti di credito in favore degli enti del terzo settore per lo svolgimento delle attività indicate dal decreto legislativo 117/2017.

Gli istituti di credito devono pubblicare almeno una volta l’anno sul loro sito i dati relativi agli enti che hanno ricevuto finanziamenti con il dettaglio delle attività svolte.

È fatto divieto applicare commissioni di collocamento. Inoltre le obbligazioni e gli altri titoli di debito devono avere scadenza non inferiore a 36 mesi, mentre i certificati di deposito hanno scadenza non inferiore a 12 mesi.

Vuoi imparare a coniugare le attività del terzo settore con la gestione dei fondi europei?

Fondi Europei – Serve una laurea per scrivere un progetto europeo?

Se vi state chiedendo che cosa serve per entrare nel mondo dei fondi europei e dell’europrogettazione, la risposta non è certo una laurea.

Fondi Europei: è importante essere laureati?

Non servono diplomi, tutti quanti possono riscoprirsi europrogettisti. Certamente degli studi universitari e non solo, possono essere utili, soprattutto se fatti in determinati campi, poiché l’europrogettazione e la gestione dei fondi europei necessitano di varie competenze.

Avere ad esempio una mente progettuale come può essere quella di un ingegnere o un architetto può essere vantaggioso per scrivere dei progetti europei molti diretti, che non si perdano in fronzoli ed arrivino direttamente al raggiungimento dell’obiettivo.

Avere delle competenze e conoscenze nell’ambito dell’economia può essere importante nella fase di rendicontazione dei progetti e della scrittura e stima del budget da richiedere alla commissione europea.

Possedere una proprietà di linguaggio come può essere quella di chi è laureato in lettere può essere utile nella stesura di un progetto europeo così come può essere importante avere delle conoscenze in campo giuridico per gestire con più competenza determinate situazioni a livello internazionale.

Questi sono solamente alcuni esempi di lauree che si possono avere, ma che non sono indispensabili. Per questo motivo diciamo sempre che non serve nessuna laurea specifica, ma che tutte possono portare vantaggio in qualche modo, vista la vastità di competenze che deve avere un europrogettista.

Fondi europei – Che serve per scrivere un progetto europeo?

Come abbiamo detto, non sono necessarie lauree per scrivere un progetto e chiedere dei fondi europei, serve però molta costanza e voglia di mettersi in gioco, di tentare e di fare.

Può sembrare banale ma non lo è affatto: per imparare a fare qualcosa bisogna iniziare a farla, e lo stesso vale per la progettazione. Solamente facendola si può imparare davvero una propria tecnica, si possono scoprire i trucchi del mestiere e si può migliorare sempre di più.

Ricevere fondi europei non è però una passeggiata, scrivere un progetto europeo richiede tempo, dedizione e studio, ma non lo studio accademico che spesso si pensa, uno studio delle condizioni di partenza di una determinata situazione, uno studio del formulario da compilare, uno studio del panorama internazionale. Sono queste alcune delle principali cose che un europrogettista deve sapere e deve saper fare.

See also:

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Fondi Europei – Le priorità della Commissione Europea

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Un’attenzione in più per ricevere fondi europei

Quando ci si approccia alla scrittura di un progetto per la richiesta di fondi europei, dopo aver trovato il bando giusto per noi, ci dobbiamo chiedere una cosa molto importante: i nostri obiettivi vanno incontro a quelli della Commissione Europea? Se la risposta non sarà affermativa, è bene forse apportare qualche modifica o aggiunta a quello che abbiamo pensato di scrivere nel nostro progetto.

La Commissione Europea infatti stabilisce periodicamente le priorità in base alle quali potrà assegnare i fondi europei a determinati progetti rispetto che ad altri. Non è obbligatorio rispettarle, ma se vogliamo avere maggiori possibilità di ricevere i finanziamenti, è opportuno almeno conoscerle ed eventualmente inserirle nel nostro progetto.

 

 

Le priorità della Commissione per i fondi europei

Vediamo insieme quali sono le attuali priorità, per poter andare a scrivere progetti europei che siano sempre più pertinenti con le richieste dell’Unione e quindi finanziabili:

 

  1. Occupazione, crescita e investimenti
  2. Mercato unico digitale
  3. L’Unione dell’energia e il clima
  4. Mercato interno
  5. Un’unione economica e monetaria più profonda e più equa
  6. Una politica commerciale equilibrata e lungimirante per gestire correttamente la globalizzazione
  7. Giustizia e diritti fondamentali
  8. Le migrazioni
  9. Un ruolo più incisivo a livello mondiale
  10. Cambiamento democratico

Come vediamo sono delle tematiche molto varie, e dunque anche i tipi di progetti che si possono scrivere lo saranno. I fondi europei danno infatti possibilità di crescita a molteplici ambiti e si può anche tirare fuori la propria vena più creativa durante la fase di scrittura, ma anche durante quella dell’implementazione. Per saperne di più in merito ad ognuna delle varie priorità, potete consultare il sito della Commissione Europea nella sezione specifica.

Chiaramente più si cercherà, con il nostro progetto, di andare incontro a quelle che sono le priorità della Commissione, più si potrà avere la possibilità di riuscire a ricevere i fondi europei che stiamo richiedendo.

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fondi europei

Come si gestisce una sessione di educazione non formale?

Nel nostro articolo precedente abbiamo parlato di quelle che sono le differenze fra i tre tipi di educazione che conosciamo, ovvero: formale, informale e non formale.

Abbiamo visto che l’educazione non formale è quella che la Commissione Europea promuove di più, in quanto, all’interno di un clima confidenziale e sereno, favorisce la crescita e lo scambio fra persone provenienti da paesi differenti. Abbiamo dunque compreso che, nella stesura di un progetto, se si desidera inserire una o più attività formative, è consigliabile che esse siano svolte nella modalità dell’educazione non formale.

Compreso ciò, sappiamo davvero come si svolge una sessione di educazione non formale? Oggi prenderemo in considerazione alcune delle principali tecniche e metodologie che possiamo applicare all’interno di una sessione di questo tipo.

Prima ancora che prenda avvio la sessione di educazione non formale, il facilitatore – che come sappiamo non è un docente – tendenzialmente può avviare quello che viene chiamato un ice breaker, ovvero un gioco fatto per rompere il ghiaccio. Se i partecipanti non si conoscono infatti, per sciogliere la loro curiosità ed incentivare la loro motivazione, può essere utile giocare un po’, soprattutto nel momento in cui ci si deve presentare.

Dopo questa iniziale fase, di solito, tutti i partecipanti, compreso il facilitatore si dispongono in cerchio per parlare ed ascoltare, in una modalità che chiameremo plenaria. Quest’ultima è una modalità che può essere tenuta a lungo all’interno di una stessa sessione, poiché può consentire una conversazione fluente, consente a tutti di guardarsi negli occhi ed avere un contatto diretto, favorendo in questo modo la comunicazione. Spesso questo assetto base, può essere interrotto da altre attività.

Una di queste è il lavoro di gruppo. Durante i lavori di gruppo i partecipanti avranno la possibilità di disporsi nell’aula come meglio credono, raggruppandosi in base a come sono stati suddivisi, spesso utilizzando dei metodi giocosi e divertenti. Il lavoro di gruppo consente ancor di più uno scambio diretto fra i partecipanti, che potranno condividere le proprie idee in merito ad un determinato lavoro che dovranno svolgere. In questo caso anche le persone più timide, che magari durante la plenaria non riuscivano ancora ad esporsi e dire la propria idea, in questo modo possono cominciare ad affermare un pensiero e condividerlo, dando vita con i propri compagni, a qualcosa di nuovo.

Tra un’attività ed un’altra, per alleggerire la situazione, soprattutto se sono passate delle ore dall’inizio della sessione, sono spesso previsti dei giochi, semplici e stimolanti, che vanno in qualche modo a risvegliare l’attenzione dei partecipanti, facendoli divertire e spesso anche facendoli muovere proprio fisicamente, se erano stati per molto tempo seduti. Queste attività vengono chiamate energizer.

Spesso poi, alla fine di ogni sessione, si possono far fare ai partecipanti delle riflessioni sulla giornata. Quest’ultima attività ha due principali finalità. La prima è quella di aiutare i partecipanti a rimettere in ordine le idee, far fare loro un quadro della situazione e farli interrogare in merito a ciò che per loro è chiaro e appreso e ciò che invece credono di dover approfondire. La seconda è più pratica ed organizzativa, poiché consente ai facilitatori di comprendere quale sia l’andamento del lavoro, aiutando anche a monitorare il programma in maniera diretta, in base alle esperienze dei singoli.

Queste sono alcune delle principali attività che durante i training di un progetto europeo vengono svolte nelle sessioni di educazione non formale, ma possono chiaramente esserci delle aggiunte e delle diversificazioni, non c’è mai una regola fissa, se non quella di giungere alla fine ad una comprensione e ad una crescita che sia personale e collettiva.