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Quale metodo educativo è meglio usare durante un training di un progetto europeo?

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Se desideriamo diventare esperti nel settore dell’europrogettazione, non possiamo prescindere dal conoscere alcune informazioni base in merito ai principi della Commissione Europea per quanto concerne la formazione. Se i progetti che desideriamo scrivere infatti, riguardano principalmente il settore della gioventù e fanno parte dei bandi Erasmus Plus, è importante conoscere quelli che sono i tre differenti tipi di educazione, poiché nelle attività che si andranno ad implementare durante il progetto può capitare di averne bisogno. In questo articolo prenderemo in considerazione tutti e tre i metodi educativi e ne vedremo le principali caratteristiche.

EDUCAZIONE FORMALE

Questo tipo di educazione è quella più classica, che siamo tutti abituati a pensare. È quella che si trova nelle scuole, nelle accademie, in cui vi è una distanza fra coloro che imparano e coloro che insegnano. Distanza ben marcata sia fisicamente, tramite l’utilizzo di cattedre che separano il docente dagli allievi, sia formalmente, tramite l’utilizzo di tutta una serie di barriere in merito ai ruoli della società, come ad esempio il semplice dare del lei al docente.

EDUCAZIONE INFORMALE

Questa educazione è molto meno definibile ed inquadrabile. Tutti ne siamo continuamente soggetti e spesso neanche ce ne rendiamo conto. L’educazione informale infatti è quella di cui fruiamo in maniera indiretta, ascoltando una chiacchiera di qualcuno in un bar, o osservando qualcosa che accade in strada. Tutto ciò che ci circonda e tutte le persone con le quali quotidianamente veniamo a contatto, possono essere fonte di educazione, possono insegnarci qualcosa, possono fare in modo di arricchire il nostro bagaglio culturale anche senza rendercene conto.

EDUCAZIONE NON FORMALE

L’educazione non formale invece prevede sì che ci sia una classe, come per quanto concerne l’educazione formale, ma elimina ogni tipo di barriera fra chi dirige la sessione, e chi invece è lì per apprendere. Durante le sessioni di educazione non formale infatti non sono ammesse cattedre e banchi che fanno riferimento ad un ruolo e ad una distanza e non vi è un docente, bensì un facilitatore. Spesso chi partecipa a queste sessoni si trova seduto in cerchio su delle sedie, o a volte, in una situazione più confidenziale, anche a terra. Non vi è dunque distanza, né fisica né di ruolo, fra gli uditori e il facilitatore. È una situazione confidenziale, spesso è abolito il “lei” per lasciare spazio ad un “tu”. Il rapporto che si instaura fra chi tiene la lezione e chi la recepisce è spesso gioviale e tutti dovrebbero potersi trovare a proprio agio. Si favorisce molto l’intervento ed il contributo di tutti, ognuno può sentirsi libero di esprimere un proprio parere, arricchendo in questo modo tutto il gruppo, cosa che dovrebbe essere valida anche per quanto riguarda l’educazione formale, ma non sempre avviene. Con questo non significa che l’educazione non formale non consenta di imparare tanto quanto quella formale, anzi, si riesce a rendere piacevole l’apprendimento in una maniera che non sia scolastica e che a volta sembra poter fruttare anche di più.

L’Unione Europea promuove molto l’educazione non formale, poiché consente di imparare molto pur essendo in un ambiente confidenziale, di
condivisione, che, in questo specifico caso, consente a persone provenienti da paesi differenti di creare un legame e di scambiare buone pratiche ed esperienze, valori fondamentali per i programmi europei.

Dunque, il consiglio per un buon progettista, soprattutto nel settore Erasmus Plus, è quello di introdurre l’educazione non formale come metodologia dei training o dei meeting che potrebbe inserire all’interno del proprio progetto.

 

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