Imparare a scrivere un progetto europeo: i primi passi

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Se ti trovi a leggere questa guida hai sicuramente sentito parlare di progetti europei, e sarai a conoscenza dei benefici che si possono generare anche, e soprattutto, a chi ne usufruisce.

Però facciamo prima un passo indietro. Mi presento, io sono Mattia Di Tommaso, sono un europrogettista e presiedo l’associazione IDEA EUROPA, il primo ente in Italia che connette gli enti no profit con il mondo dei fondi europei.

Ho scritto questa guida per fornirti qualche strumento utile per iniziare.

Se sei qui infatti sicuramente sarai un presidente  o un manager di un’associazione, o magari un professionista  che desidera ampliare le proprie conoscenze e competenze per riuscire a soddisfare al meglio le richieste dei propri clienti. Benissimo. Sei nel posto giusto.

Comincio come prima cosa dicendoti che la formazione più importante che puoi maturare è quella che acquisirai sul campo. Solo così potrai crescere: provando, sbagliando, e riprovando ancora, fino a correggerti sempre.

Anche io ho cominciato così. All’inizio della mia carriera da progettista, oramai più di dieci anni fa, non sapevo da dove partire. Poi, dopo un corso sui fondi europei, ho preso carta e penna e ho iniziato a disegnare il mio progetto.

Sì, perché i progetti prima di tutto bisogna averli chiari e ben delineati nella propria mente. Uno degli errori infatti che evidenzio sempre durante i miei corsi e che commettono molti dei miei studenti, è quello di aprire subito il formulario. Sbagliatissimo.

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Come prima cosa noi dobbiamo sapere che un progetto europeo deve risolvere un problema, contrastare una criticità, generare un cambiamento positivo, trovare delle soluzioni, o creare delle reti internazionali virtuose (ogni call ha i suoi specifici obiettivi ed è sicuramente importante consultare la guida ufficiale ). Dunque la prima cosa che dobbiamo fare è individuare il nostro obiettivo.

Il nostro obiettivo deve, necessariamente, emergere da una precedente analisi dei bisogni ben strutturata e precisa.

Mi spiego meglio.

All’inizio neanche io sapevo come fare, e quando capitava di vedere un progetto non approvato mi scervellavo le ore per cercare di capire come poterlo correggere. Come poterlo migliorare. Sì perché una delle tante cose positive della progettazione europea è che la Commissione Europea, per ogni progetto invierà le valutazioni motivate. Sia in caso di approvazione che in caso di bocciatura. Io ripartivo sempre da queste valutazioni.

Spesso mi capitava di notare che una problematica che avevo individuato e che avevo spiegato all’interno del mio progetto, in realtà non era così ben delineata oppure la sua portata non era come l’avevo descritta. E’ chiaro che il primo errore stava proprio li. Nell’analisi dei problemi.

Capita infatti di credere che una determinata problematica possa coinvolgere tante persone, quando invece nei fatti scopriamo che non è così, che è solo una nostra percezione del problema, e consultando attentamente i dati statistici ci accorgiamo che dicono altro. E’ per questo che è fondamentale svolgere un’analisi dei problemi prima di qualunque cosa, per comprendere davvero la portata del problema.

Sapere quindi la direzione del nostro progetto. Il problema individuato sarà, così, la bussola su cui ruoterà tutto il resto dell’impianto progettuale.

Per fare ciò dovrai utilizzare le tue migliori risorse.

Informati online, contattai portatori di interesse  (detti stakeholders) che possono essere informati rispetto alla tematica da te scelta – come possono essere ad esempio sindaci, allenatori di squadre di calcio, parroci, volontari attivi sul territorio, rappresentanti di studenti – a seconda della portata del tuo problema.

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Vi racconto una storia che ho sempre nel cuore.

Tanti anni fa, fresco di studi, volevo realizzare un progetto nelle carceri rivolto ai detenuti. Mi sono interrogato più volte su quale potesse essere una tematica che potesse interessare e coinvolgere questa “particolare” tipologia di target. Le carceri sono piene di corsi di teatro ad esempio, di cucito e tante altre attività del genere, apprezzabilissime e certamente importanti per la vita all’interno delle carceri.

Io però volevo fare qualcosa di diverso, ma non sapevo come. Ho pensato tanto a quali potessero essere le esigenze dei detenuti e poi sai cosa ho fatto? Ho chiesto direttamente a loro.

Li ho interrogati singolarmente per sapere quali fossero i loro interessi, i loro bisogni e sai cosa è venuto fuori? Un bellissimo progetto che porterò sempre nel cuore, che si chiama “Un uomo che sbaglia rimane un uomo”, un corso di formazione che ho realizzato con la mia prima associazione SOS Diritti e Legalità che insegnava ai detenuti come fare ricorso alla Corte dei Diritti Umani di Strasburgo contro l’ingiusta detenzione. Il corso era strapieno.

Perché ti racconto questo? A prescindere dal valore umano e sociale di questo progetto, ho semplicemente risposto ad un vero bisogno delle persone. Sono andato incontro ad un problema reale perché ho fatto un’attenta analisi dei problemi sul campo.

Questo è richiesto quando si scrive un progetto europeo. Ma soprattutto a questo servono i progetti: migliorare la situazione e dare un contributo al cambiamento positivo.

Analizzare con attenzione la situazione di partenza per comprendere quale sia la reale necessità.

Solo dopo aver individuato l’obiettivo generale del progetto possiamo spiegare tutto il resto: come, dove, quando e con chi.

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Ma anche qui bisogna stare bene attenti ai rischi. Ed è per questo che ti parlo di un’altra fase molto importante durante la vostra progettazione, che è quella dell’analisi dei rischi.

E’ importante tenere a mente tutti i possibili rischi che potrebbero capitare dal punto di vista dell’organizzazione del tuo lavoro. Non parlo di forze di causa maggiore – come ad esempio è la pandemia mondiale che stiamo attualmente vivendo e che ha fatto slittare le date di molte attività dei progetti europei che stiamo realizzando – parlo invece di qualcosa che si può controllare all’interno della gestione del lavoro e che quindi, nel caso in cui dovesse andare storto qualcosa, si possa correre ai ripari.

Parlo di staff, di tempistiche, di organizzazione dei ruoli e del lavoro. Tutte cose che devi avere sempre e costantemente sotto controllo.

Ricapitoliamo dunque. I primi passaggi per cominciare con il piede giusto per la scrittura di un progetto europeo sono: individuare il  problema, farne un’attenta analisi, specificare l’obiettivo (piu’ chiaro e specifico possibile) e fare l’analisi dei rischi.

Un altro ingrediente prezioso nel mondo della progettazione europea è quella di crearsi una buona rete internazionale, per poter trovare dei partner che siano quanto più idonei possibile per il tuo progetto. Questo però chiaramente è un passaggio successivo, che però non va mai sottovalutato.

Un partenariato ben strutturato è uno dei fattori che incidono sulla vincita di un finanziamento europeo.

Non è sempre semplice questa fase, e capiterà anche di avere problemi con dei partner – in più di dieci anni devo dirti che ne ho viste di tutti i colori – ma da qualche parte dovrai partire, come sempre.

Io, quando ho cominciato ad entrare in questo mondo, ho dovuto un po’ improvvisare, perché nessuno mi aveva mostrato i passi per muovermi al meglio. Le prime partnership internazionali sono cominciate grazie alle mie relazioni personali con persone che avevo conosciuto durante progetti a cui avevo preso parte come partecipante, e da lì si sono sempre più estese fino ad andare a consolidare una forte rete internazionale, che oggi per me è un grande vanto.

Poi fortunatamente – e stai bene attento a questo – ho scoperto l’esistenza della piattaforma SALTO, all’interno della quale era possibile trovare tutti i potenziali partner di tutti i paesi d’Europa, con i loro riferimenti web, una loro breve descrizione e tutto ciò che serviva per capire se quello potesse essere il partner giusto.

Bene. Giunti fino a qui ti sarai certamente fatto un’idea di come sia possibile partire con il piede giusto per la scrittura di un progetto europeo.

Una cosa vorrei ribadire ancora una volta, che potrà sembrare banale e retorica, ma profondamente vera: la vera palestra per la progettazione è la progettazione stessa.

Mi spiego meglio. Per imparare a scrivere un progetto europeo che sia approvato, e quindi finanziato, dalla Commissione Europea, la prima cosa che bisogna fare è mettersi a tavolino e cominciare a progettare. Leggere, documentarsi, contattare partner, stakeholders, media (questi ultimi due possono essere fondamentali per la disseminazione e valorizzazione dei risultati, ma ne parleremo in un altro momento).

Partire è il primo modo per imparare.

Invia i tuoi progetti, concediti di sbagliare e di imparare dagli errori.

Se mai cominci, mai riesci.

Con me almeno ha funzionato.

Ti lascio il tasto per accedere alla community di professionisti ed associazioni che ho creato con la mia Scuola di Europrogettazione, al fine di creare connessioni virtuose e condividere contenuti – come quello che hai letto ora.

Ti aspetto dentro.

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