europrogettazione corso on line

Europrogettazione, di cosa si occupa un professionista esperto in fondi europei ?

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][dfd_info_box module_animation=”transition.bounceLeftIn” icon_type=”custom” icon_image_id=”1020″ style=”style-01″ layout=”layout-01″ title=”COS’è L’EUROPROGETTAZIONE?” subtitle=”E’ l’insieme delle attività strumentali alla produzione, alla stesura e alla presentazione dei progetti europei, intendendosi come tali le domande di cofinanziamento indirizzate alla Commissione europea (o ad altre autorità di gestione che gestiscono e allocano fondi europei), in risposta ad un bando diretto, emanato nel quadro di un programma europeo, e volte alla realizzazione di un determinato programma di attività predisposto dagli stessi proponenti. Tale programma di attività, per essere finanziabile, deve presentare uno spiccato interesse europeo, nell’ambito di una delle diverse politiche comuni, e normalmente deve essere preceduto dalla formazione di un partenariato transnazionale che comprenda partners di diversi Paesi dell’Unione europea. Alcuni programmi europei aprono la partecipazione ai bandi anche a partenariati che comprendano partners non UE.” title_font_options=”tag:div” subtitle_font_options=”tag:div” font_options=”tag:div”][/dfd_info_box][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][dfd_info_box module_animation=”transition.bounceLeftIn” icon_type=”custom” icon_image_id=”1020″ style=”style-01″ layout=”layout-01″ title=”QUALI ATTIVITA’ COMPRENDE?” subtitle=”Le attività di europrogettazione possono interessare tanto gli enti pubblici (ministeri, università, comuni, aziende sanitarie, ecc.) che i privati (aziende, associazioni, fondazioni, ecc.) in quanto possibili beneficiari dei bandi europei ad essi destinati. Ogni fase in cui si sviluppa un progetto europeo deve rispondere e sottostare a regole precise e deve essere in primo luogo capace di rispondere con efficacia alle “chiamate“ o “bandi“ o “inviti a presentare proposte“, in inglese “calls“, che la Commissione europea pubblica nei diversi settori d’interesse comunitario, dall’agricoltura alle imprese, dalla cultura all’occupazione, ecc..” title_font_options=”tag:div” subtitle_font_options=”tag:h6|color:%231e73be” font_options=”tag:div”][/dfd_info_box][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][dfd_info_box module_animation=”transition.bounceLeftIn” icon_type=”custom” icon_image_id=”1009″ style=”style-01″ layout=”layout-01″ title=”DI COSA SI OCCUPA UN PROFESSIONISTA EUROPROGETTISTA ?” subtitle=”All’europrogettista sono richieste diverse competenze: nell’ambito del project management, in quanto si occupa del coordinamento di attività, obiettivi, e risultati attesi dal progetto; contabili e finanziarie, utili per l’impostazione del bilancio e per la gestione amministrativa; di alta direzione, comunicazione, e di gestione delle relazioni, per la necessità di coordinare partenariati spesso estesi, e gestire i rapporti con l’Autorità di Gestione e i soggetti esterni; di contenuto tecnico, perché è a lui che spetta primariamente la generazione dell’idea progettuale, e/o la sua prima valutazione di coerenza della stessa rispetto al bando. L’europrogettista può essere assunto dall’organizzazione o prestare la sua collaborazione come consulente esterno. In ragione dell’elevata competizione esistenti nei programmi gestiti direttamente dalla Commissione europea, l’attività dei professionisti dell’europrogettazione implica la sottoposizione a continuo aggiornamento e la sistematica coltivazione di relazioni pubbliche mirate alla costruzione dei partenariati. Tra gli europrogettisti si è recentemente delineata una figura parzialmente autonoma, quella dell’agente di progetto. Pur possedendo in toto le competenze dell’europrogettista, l’agente di progetto è colui che, pur non essendo (o essendo stato) coinvolto nella redazione del progetto, si occupa in tutto o in parte dei suoi aspetti strategici, organizzativi e gestionali, siano essi riferiti alla fase preliminare (ad esempio, la definizione dell’idea progettuale, la costruzione del partenariato), piuttosto che alla gestione vera e propria (coordinamento del partneriato e degli outputs, organizzazione degli eventi, rapporti con l’Autorità di gestione), importantissima e particolarmente delicata. In linea teorica questa partizione tende a distinguere l’europrogettista, inteso come autore del progetto, da chi ne è promotore, organizzatore o manager. In realtà la maggioranza dei professionisti che operano in questo settore attualmente non ritiene di potersi autolimitare in modo esclusivo all’uno o all’altro dei due ruoli, che vanno molto spesso esercitati entrambi, magari in tempi diversi.” title_font_options=”tag:div” subtitle_font_options=”tag:h6|color:%231e73be” font_options=”tag:div”][/dfd_info_box][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”130″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_mobile_spacer_size=”80″][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

Gestire un progetto europeo : Chi e cosa fa il Project Manager Eu

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_heading enable_delimiter=”” style=”style_01″ title_font_options=”tag:h5″ subtitle_font_options=”tag:h3″]

Spesso L’impegno Del Progettista Europeo Non Si Esaurisce Nell’ideazione, Preparazione E Presentazione Del Progetto In Risposta Ad Un Bando Pubblico.

[/dfd_heading][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]Infatti, il rapporto professionale che lega il progettista con l’ente che ha presentato il bando (associazione, ente pubblico o azienda privata) può prevedere anche il coordinamento e la gestione della fase di implementazione e realizzazione del progetto stesso successivamente alla sua approvazione.

In questa ipotesi il professionista diventa Project Manager Coordinator.

Quando un progetto viene aggiudicato, l’Ente finanziatore (un’autorità nazionale o la Commissione europea) stila un contratto che viene normalmente firmato dal Capofila in rappresentanza dei membri del partenariato. La firma del contratto con la Commissione europea può essere preceduta da integrazioni e revisioni: è questa la fase in cui i contraenti si accordano su dettagli tecnici ed economici alla base della realizzazione del progetto.

Il contratto stabilisce l’inizio e la durata delle attività, nonché le disposizioni di natura legale e finanziaria (prefinanziamento, distribuzione del budget fra i partner, rendicontazione finale), procedurale (monitoraggio delle attività) e di comunicazione/disseminazione dei risultati.

Il progetto inizia solitamente con un evento di lancio (kick-off meeting) che prevede la partecipazione di tutti i partner.

Con l’avvio del progetto il Capofila assume le sue responsabilità di comunicazione nei confronti della Commissione europea, di coordinamento dei partner, di controllo del budget e di realizzazione delle attività nei modi e tempi previsti.

Durante il periodo di esecuzione del progetto il Capofila riceve le quote di cofinanziamento e versa agli altri partner le parti di loro di competenza, a fronte di una loro rendicontazione delle spese e dell’avanzamento delle relative attività.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]Il Project Coordinator si occupa anche della fase di monitoraggio. Si tratta di un processo continuo, che si estende dall’inizio alla fine del progetto e che ha come scopo:

  • la verifica dell’avanzamento delle attività e del raggiungimento dei risultati previsti;
  • l’attuazione delle azioni necessarie a fronte ad eventuali difficoltà o ritardi e l’aggiornamento in itinere di programmi e tempistiche di lavoro.

Il Capofila o l’ente finanziatore possono inoltre richiedere la redazione di rapporti di avanzamento (progress report) che ne illustrino la progressiva realizzazione.

Prima della chiusura ufficiale del progetto ( e della stesura del report finale) occorre affrontare l’ultima principale fase del ciclo del progetto : La valutazione.

E’ un processo che ha un valore più strategico e che si propone di valutare, a tappe prefissate, gli obiettivi, l’impatto e il valore aggiunto conseguiti dal progetto. Per questo motivo la valutazione:

  • coinvolge non solo chi gestisce il progetto, ma anche valutatori esterni e l’ente finanziatore,
  • acquisisce importanza man mano che il progetto di avvicina e supera il suo termine temporale,
  • fornisce una base preziosa per partner, beneficiari ed ente finanziatore per promuovere i successi e gli insegnamenti appresi.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_heading style=”style_01″ title_font_options=”tag:h5″ subtitle_font_options=”tag:h3″]

 La chiusura di un progetto europeo

[/dfd_heading][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]I finanziamenti europei derivano da fondi pubblici: ogni progetto che riceva un contributo comunitario è pertanto chiamato a generare un impatto positivo sulla società. Per rendere noti i risultati di un progetto e per far sì che vengano raggiunti quanti più beneficiari possibili, la fase della disseminazione è fondamentale. Essa consiste nel promuovere i risultati progettuali e generare un positivo “effetto moltiplicatore”, affinché quanto realizzato sia utile e di ispirazione per altri interventi.

La disseminazione dei risultati può comprendere l’utilizzazione di uno specifico sito internet costruito nell’ambito del progetto stesso, l’organizzazione di eventi e la diffusione di pubblicazioni. Tutti i partner e gli stakeholders sono invitati a prendere parte attiva a questa fase.

Al termine di un progetto vengono solitamente richiesti dall’ente finanziatore un rapporto finale (che ne riassuma le fasi e i risultati raggiunti) e un documento di natura finanziaria.

Il documento di rendicontazione finanziaria riporta il dettaglio e la giustificazione delle spese ammissibili sostenute e dei cofinanziamenti conferiti da altre fonti. Le regole definite a bando chiariscono le modalità di gestione del budget di progetto, il grado di flessibilità consentito e il livello di dettaglio richiesto nella rendicontazione finale. Talvolta la Commissione europea mette a disposizione specifici formulari in grado di facilitare la fase di rendicontazione strutturando un ordine per l’elenco delle spese.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

europrogettazione corso

Chi trova un progettista europeo trova un tesoro.

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]

Ormai è noto: l’europrogettista è una figura professionale in ascesaIl suo ruolo è  di far crescere  le associazioni, le aziende e le amministrazioni pubbliche che decidono di si affidarsi alle sue qualità, per captare i fondi europei e destinarli ai progetti più svariati.

Cercare soldi europei e scrivere un progetto è diventato un mestiere e un’opportunità  lavorativa.

Per accedere ai bandi di Horizon 2020, pacchetto comunitario da 80 miliardi per la ricerca e l’innovazione, o ai 14,7 di Erasmus Plus, gli enti pubblici, le aziende e le associazioni cercano l’europrogettista, esperto nei programmi europei non solo in grado di orientarsi nella giungla dei fondi diretti erogati dalla Commissione, o tra quelli indiretti, gestiti da autorità nazionali e regionali, ma anche di occuparsi dell’ideazione e stesura del progetto e della delicata fase di gestione e rendicontazione.

Aziende, associazioni, enti pubblici sono sempre alla ricerca di fonti di finanziamento per sostenere le proprie attività. Il ruolo del progettista europeo è di trovare il bando più coerente con l’esigenze del cliente, predisporre la domanda di finanziamento e presentare il progetto.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_heading style=”style_01″ title_font_options=”tag:h5″ subtitle_font_options=”tag:h3″]

 Quanto guadagna un progettista europeo ?

[/dfd_heading][vc_column_text]

Fondamentalmente il progettista europeo è un libero professionista che mette a disposizione di privati, amministrazioni pubbliche, università, agenzie di sviluppo, enti di formazione e ricerca, le proprie competenze e conoscenze.

Per quanto riguarda le possibilità di guadagno, solitamente si lavora a progetto e si stabilisce un pagamento per il lavoro vero e proprio a cui si aggiunge il riconoscimento di una percentuale, solitamente intorno al 25-30%, sulla cifra assegnata nel caso in cui il progetto vada a buon fine e si ottengano i fondi europei.

Il progettista può anche essere assunto da un ente ha uno stipendio assimilabile a quello del lavoro dipendente, in media 1500/1800 euro mensili.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

fondi europei

Il Ciclo di un progetto europeo

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]Buona parte dei fondi nazionali ed europei, finalizzati al superamento degli squilibri socioeconomici presenti sia a livello di sistema Paese sia in Europa, sono articolati in programmi, territoriali o tematici, che finanziano un certo numero di progetti o interventi destinati a raggiungere determinati obiettivi.

Il sostegno finanziario ai progetti è, in genere, erogato attraverso il meccanismo dell’invito pubblico a presentare proposte, con conseguente selezione delle proposte “migliori”, vale a dire quelle più coerenti con le finalità e i requisiti richiesti.

I gestori dei programmi (programme people) sono in generale pubbliche amministrazioni, di livello nazionale o regionale, responsabili delle fasi di programmazione e di attuazione del programma, incluso il processo di valutazione complessiva. Invece, la tipologia dei promotori o attuatori dei progetti (project people) varia a seconda del settore e delle caratteristiche del programma: alcuni di questi programmi sostengono progetti promossi esclusivamente da enti pubblici o associazioni no profit, altri si rivolgono alle piccole e medie imprese, altri ancora privilegiano la partecipazione di una tipologia composita di promotori o attuatori (es. partenariato pubblico-privato).

La Commissione europea e molti altri enti della comunità internazionale hanno sviluppato un linguaggio comune nella predisposizione di programmi e interventi di sviluppo, che segue le fasi del ciclo di vita del progetto. Project Cycle Management (PCM) è l’espressione utilizzata dalla Commissione europea2 per indicare l’attività gestionale e decisionale nel corso del ciclo di vita del progetto.

Esso utilizza l’approccio del Quadro Logico (Logical Framework Approach – LFA o Results Based Management – RBM), nato nel settore della cooperazione allo sviluppo negli anni ’60 del secolo scorso, poi adottato dalla Commissione europea, in forma diversa a seconda degli ambiti di intervento, a partire dai primi anni ’903 . Il PCM, in estrema sintesi, mira a predisporre, promuovendo la partecipazione degli attori-chiave nei programmi e progetti, interventi di maggiore qualità e incisività, in grado di favorire lo sviluppo in maniera più sostenibile.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]

Le fasi del ciclo di vita di un programma

La programmazione In questa fase, gli enti responsabili del programma o delle politiche di settore, sulla base di un lavoro di analisi del contesto e di consultazione con gli altri attori-chiave (forze sociali, amministrazioni locali, rappresentanti della società civile, ecc.), definiscono le caratteristiche dei progetti che si intende sostenere con il programma per quanto riguarda obiettivi, beneficiari, tipologia di azioni, struttura del partenariato, entità del supporto finanziario, ecc.

Identificazione e selezione delle proposte In questa fase, i responsabili del programma predispongono un processo di selezione delle proposte progettuali finalizzato ad individuare quelle di maggiore qualità alle quali erogare il sostegno finanziario.

Il PCM, al di là di specifici requisiti richiesti da ogni programma, privilegia le proposte che abbiano le caratteristiche della:

● pertinenza, essere cioè coerenti con gli obiettivi del programma e basate su problemi reali e sufficientemente descritti nella proposta;

● coerenza interna, vale a dire possedere un piano di lavoro realistico e soprattutto capace di produrre gli obiettivi stabiliti;

● sostenibilità, cioè dimostrare che l’investimento richiesto produrrà benefici duraturi anche oltre la durata del progetto finanziato.

Realizzazione del programma

Durante la fase di realizzazione del programma, gli enti titolari svolgono un’azione di accompagnamento e controllo dei progetti finanziati, che si concretizza sia nella verifica delle attività svolte dai progetti a livello fisico e finanziario, sia in attività di comunicazione e scambio di esperienze tra i progetti.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]

Valutazione di programma Le attività di monitoraggio costituiscono, insieme all’attività di valutazione a livello di programma, gli elementi sui quali si basa il processo di valutazione complessiva del programma.

I risultati di questo processo sono fondamentali per predisporre una nuova programmazione in quel determinato settore o territorio.

La gestione di un programma, così come di un progetto, dovrebbe essere un processo di apprendimento continuo tramite cui migliorare ogni volta la qualità delle politiche e degli interventi.

Le fasi del ciclo di vita di un progetto

Al di là di differenze procedurali specifiche di ogni programma, gli interventi progettuali seguono in linea di massima un “ciclo di vita” composto dalle seguenti fasi:

● identificazione (o progettazione strategica): in questa fase viene definita una prima idea-progetto ancora non dettagliata da parte del soggetto promotore o di un partenariato;

● formulazione (o progettazione esecutiva): in questa fase la proposta progettuale assume la sua veste definitiva con I’indicazione degli aspetti più di dettaglio (risorse umane, tempi, costi, ecc.);

● realizzazione: durante questa fase vengono realizzate le attività che dovranno produrre i risultati progettuali previsti. A tal fine, andranno gestite le risorse in maniera efficiente e andranno monitorate le attività al fine di verificare se queste rispettano il piano approvato;

● valutazione e controllo: in questa fase vengono misurati la pertinenza e il livello di realizzazione del progetto, in termini di efficienza, efficacia e impatto.

I risultati emergenti dalla valutazione dell’insieme dei progetti contribuiscono al processo di valutazione finale del programma, che è responsabilità degli enti o organismi di programmazione e il cui esito apporta elementi determinanti in vista del successivo ciclo di programmazione.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]

La progettazione strategica e l’approccio del Quadro Logico In questa fase, i promotori predispongono un’idea-progetto, ancora non dettagliata, che definisce però gli elementi essenziali del progetto, con il consenso dei principali attori-chiave del settore o dell’area in cui il progetto intende intervenire.

A questo scopo, il PCM prevede che venga utilizzato il Quadro Logico come strumento fondamentale per la progettazione strategica.

Questo prevede che la proposta progettuale sia il risultato di un incontro partecipativo (LFA workshop o GOPP), gestito da un facilitatore professionale, nel quale i diversi attori-chiave del progetto prendono le decisioni sulla progettazione in modo trasparente e condiviso.

Il “prodotto” di questo incontro partecipativo è la matrice del Quadro Logico, che descrive in modo chiaro e sintetico gli elementi fondamentali della strategia del progetto.

L’importanza di questo approccio partecipativo scaturisce dalla necessità di evitare interventi portati avanti da un solo ente, “staccati” dai veri interessi dei beneficiari e degli altri attorichiave coinvolti nella situazione.

Il LFA workshop permette, invece, di far emergere le richieste e le esigenze veramente importanti e rilevanti per tutti gli attori, delimita i punti di debolezza e aiuta i decisori degli interventi progettuali a fondare le proprie scelte sulla base di problemi reali, apportando cambiamenti razionali e perseguendo obiettivi raggiungibili.

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][dfd_heading style=”style_05″ subtitle=”Gli strumenti fondamentali previsti dal PCM in questa fase sono due:” title_font_options=”tag:h5″ subtitle_font_options=”tag:h3″]La progettazione esecutiva[/dfd_heading][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text css_animation=”fadeInLeftBig”]il calendario delle attività (definito anche cronoprogramma, diagramma di Gantt o workplan). Si tratta di una tabella a doppia entrata nella quale visualizzare e, pertanto, ottimizzare l’articolazione delle attività nei diversi mesi o anni di durata del progetto. Questo strumento è particolarmente utile per gestire le interconnessioni tra un’attività e l’altra;

● la tavola del budget: una descrizione dettagliata dei costi di ogni singola attività. II formato standard delle proposte progettuali Sebbene ogni programma preveda un formulario specifico nel quale inserire le informazioni della progettazione, è opportuno, per favorire la comunicazione tra chi predispone le proposte e gli altri che vi devono interagire (valutatori, partner, ecc.), che queste siano impostate secondo il seguente schema “standard”: 1. Sintesi della proposta. È utile che sia presentata nelle prime pagine una sintesi della proposta e delle altre principali informazioni ad essa relative (massimo 2 pagine). 2. Analisi del contesto territoriale, settoriale o istituzionale di riferimento.

In questo paragrafo potranno trovare spazio le analisi del contesto territoriale o settoriale in cui si intende attuare I’intervento, eventuali descrizioni delle politiche sul tema e/o degli strumenti normativi, così come di altri programmi o interventi in diversa misura connessi con il progetto in questione. 3. Analisi degli attori e dei problemi. Analisi degli attori-chiave implicati e dei problemi che essi hanno espresso o che sono percepiti in merito a una determinata situazione. 4. Descrizione della proposta. In questa sezione si fornisce una descrizione più approfondita dei diversi livelli del Quadro Logico. 5. Gestione del progetto. In questa parte sono illustrati i principali aspetti legati alla realizzazione del progetto, quali: istituzioni coinvolte nella realizzazione, risorse tecniche, fisiche e finanziarie, gestione del progetto (project management), sistema di monitoraggio e valutazione. 6. Sostenibilità. È utile illustrare i fattori che possono assicurare la continuità dei benefici anche dopo la fine delle attività progettua

Realizzazione e controllo qualità Durante la fase di realizzazione del progetto, l’ente responsabile della sua esecuzione terrà sotto stretto controllo I’andamento delle attività, predisponendo rapporti o schede periodiche di monitoraggio, che dovranno dare conto di se e come le azioni previste sono realizzate.

Le attività di monitoraggio e valutazione a livello di singolo progetto si sostanziano soprattutto in un’analisi di quanto le attività progettuali siano state condotte con efficienza ed efficacia.

II PCM non prevede, per il monitoraggio e la valutazione, documenti standard predefiniti.

Tuttavia è importante che la base di partenza per controllare se il progetto sta andando nella direzione auspicata sia rappresentata dai documenti di progettazione: il Quadro Logico assicura una più facile azione di monitoraggio e di valutazione giacché definisce in modo chiaro e condiviso quali obiettivi, risultati e azioni si intendono raggiungere o attuare.

Uno dei principali problemi della valutazione è, infatti, la vaghezza con cui sono stabiliti, a monte, i risultati e gli obiettivi. Le attività di monitoraggio e valutazione a livello di singolo progetto sono denominate, soprattutto nei programmi europei, attività di controllo qualità.[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row]

CORSO ON LINE FONDI EUROPEI

Le cause di fallimenti di un progetto europeo

[vc_row][vc_column width=”1/6″][/vc_column][vc_column width=”2/3″][vc_column_text]

Ma perché spesso i progetti ricevono delle sonore bocciature?

[/vc_column_text][/vc_column][vc_column width=”1/6″][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]

Secondo la Commissione europea le principali cause di fallimento sono:

analisi di contesto inadeguate, scarsa rispondenza alle politiche comunitarie, impatti non verificabili, documenti di progetto imprecisi, visione di breve termine, proposte guidate dall’offerta e dalla pressione all’esborso.

Quindi, per progettare in modo corretto occorre innanzitutto applicare delle metodologie adeguate che rientrano nella disciplina del project management.

In particolare, a livello comunitario si parla spesso di PCM – Project Cycle Management (gestione del ciclo di progetto), metodi GOPP – Goal Oriented Project Planning (pianificazione orientata all’obiettivo), approccio del Quadro Logico, ecc.; nient’altro che tecniche per affrontare in modo esaustivo e completo i diversi aspetti in grado di influenzare la qualità della nostra proposta.

Per iniziare diciamo che dovremmo avere innanzitutto chiaro che il progetto è un mezzo per raggiungere un fine e che le risorse finanziate che ci vengono fornite dovranno servire a favorire l’applicazione concreta delle politiche europee.

Le politiche pubbliche in generale (e quindi anche quelle europee) sono processi che partono dalla identificazione di un problema di interesse generale per arrivare, attraverso una serie di decisioni interrelate prese da diversi soggetti che hanno titolo ad intervenire, ad una soluzione.

Quindi anche il progetto è, alla sua scala realizzativa, tutto ciò che consente di passare da una situazione negativa attuale (il problema) ad una situazione desiderata futura (la vision); della serie “essere visionari per essere concreti…”.

Dovremmo allora innanzitutto partire dalla identificazione dei portatori di interesse(gli stakeholders) e del problema chiave da affrontare, verificando se e come esso è contemplato ed affrontato dalle politiche comunitarie.

[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

I tirocini Erasmus crescono e creano occupazione

Il trend di Erasmus è sempre in crescita fortunatamente e il tirocinio, in particolare, registra l’incremento più evidente. Gli ultimi dati disponibili ci raccontano di un aumento del 7.1%, con 8.543 studenti impegnati in una mobilità internazionale per traineeship Erasmus nell’a.a. 2016/2017.

Mobilità a.a. 2016/2017 a.a. 2015/2016 Incremento
N. Studenti in mobilità per studio 27.497 26.369 4,3%
N. Studenti in mobilità per tirocinio 8.543 7.975 7,1%
Totale Studenti 36.040 34.344 4,9%
N. Docenti in mobilità per attività di insegnamento 2.098 2.069 1,4%
N. Staff in mobilità per formazione 1.182 987 19,8%
Totale Staff 3.280 3.056 7,3%

Ma il tirocinio ci interessa soprattutto perché crea occasioni di contatto tra gli studenti e le imprese. In tantissimi casi questo si traduce in opportunità concrete di inserimento nell’organico aziendale. In questi casi Erasmus+ è un canale ulteriore e importante attraverso il quale veicolare su un piano internazionale l’ottima formazione offerta dai nostri atenei ma anche l’alto grado di responsabilità, impegno e serietà con cui gli studenti vivono queste esperienze.

Erasmus Plus è il programma dell’Unione europea per l’Istruzione, la Formazione, la Gioventù e lo Sport2014-2020

Il programma, approvato con il Regolamento UE N 1288/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, combina e integra tutti i meccanismi di finanziamento attuati dall’Unione Europea fino al 2013:

  • il Programma di apprendimento permanente (Comenius,Erasmus, Leonardo da Vinci, Grundtvig)
  • Gioventù in azione
  • cinque programmi di cooperazione internazionale (Erasmus Mundus, Tempus, Alfa, Edulink e il programma di cooperazione bilaterale con i paesi industrializzati)Comprende inoltrele Attività Jean Monnet e include per la prima volta un sostegno allo Sport

Il programma integrato permette di ottenere una visione d’insieme delle opportunità di sovvenzione disponibili, mira a facilitare l’accesso e promuove sinergie tra i diversi settori rimuovendo le barriere tra le varie tipologie di progetti; vuole inoltre attrarre nuovi attori dal mondo del lavoro e dalla società civile e stimolare nuove forme di cooperazione.

Erasmus+ si inserisce in un contesto socio-economico che vede, da una parte, quasi 6 milioni di giovani europei disoccupati, con livelli che in alcuni paesi superano il 50%. Allo stesso tempo si registrano oltre 2 milioni di posti di lavoro vacanti e un terzo dei datori di lavoro segnala difficoltà ad assumere personale con le qualifiche richieste. Ciò dimostra il sussistere di importanti deficit di competenze in Europa.

Erasmus+ è pensato per dare risposte concrete a queste problematiche, attraverso opportunità di studio, formazione, di esperienze lavorative o di volontariato all’estero. La qualità e la pertinenza delle organizzazioni e dei sistemi europei d’istruzione, formazione e assistenza ai giovani saranno incrementate attraverso il sostegno al miglioramento dei metodi di insegnamento e apprendimento, a nuovi programmi e allo sviluppo professionale del personale docente e degli animatori giovanili, e attraverso una maggiore cooperazione tra il mondo dell’istruzione e della formazione e il mondo del lavoro per affrontare le reali necessità in termini di sviluppo del capitale umano e sociale, in Europa e altrove.

Il bilancio di 14,7 miliardi di euro per il periodo 2014-2020 rappresenta un aumento del 40% rispetto alla programmazione precedente. Finanziamenti addizionali riguardano la mobilità nel campo dell’istruzione superiore e per la costituzione di capacità con il coinvolgimento di paesi terzi.

Erasmus+ promuove opportunità per:

  • studenti, tirocinanti, insegnanti e altro personale docente, scambi di giovani, animatori giovanili e volontari.
  • creare o migliorare partenariati tra istituzioni e organizzazioni nei settori dell’istruzione, della formazione e dei giovani e il mondo del lavoro
  • sostenere il dialogo e reperire una serie di informazioni concrete, necessarie per realizzare la riforma dei sistemi di istruzione, formazione e assistenza ai giovani

Per la prima volta il Programma concede finanziamenti non solo a università e istituti di formazione, ma anche a partenariati innovativi, le cosiddette “alleanze della conoscenza” e “alleanze delle abilità settoriali”, che costituiranno sinergie tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro consentendo agli istituti d’istruzione superiore, ai formatori e alle imprese di incentivare l’innovazione e lo spirito imprenditoriale nonché di elaborare nuovi programmi e qualifiche per colmare le lacune a livello delle abilità.

In ambito sportivo, il programma si concentra su progetti transnazionali volti a sostenere gli sport amatoriali e ad affrontare le sfide transfrontaliere quali  contratare le partite truccate, il doping, la violenza e il razzismo, nonché promuovere il buon governo, la parità di genere, l’inclusione sociale e l’attività fisica per tutti.